Storia del G8

Origini

A seguito della crisi economica dei primi anni Settanta, le maggiori democrazie industrializzate decisero – su iniziativa del Governo francese – di organizzare un incontro, ai massimi livelli, per avere uno scambio di vedute informale e discutere le possibili misure da adottare per far fronte alla grave situazione economico-finanziaria. L’incontro, che da allora si sarebbe tenuto ogni anno, ebbe luogo la prima volta nel 1975 nel castello di Rambouillet, alle porte di Parigi. Parteciparono i Capi di Stato e di Governo dei sei principali paesi industrializzati: il Presidente francese Valéry Giscard d’Estaing, il Cancelliere tedesco Helmut Schmidt, il Presidente del Consiglio italiano Aldo Moro, il premier giapponese Takeo Miki, il premier inglese Harold Wilson, e il Presidente degli Stati Uniti Gerald Ford.

Dal G6 al G8

L’obiettivo iniziale del “Gruppo dei 6” (G6) fu quello di affrontare insieme le crisi economiche della metà degli anni Settanta, ed in particolare le conseguenze dello shock petrolifero e la riforma del sistema monetario internazionale divenuta necessaria dopo la fine del sistema valutario di Bretton Woods basato sulla convertibilità del dollaro in oro.

In meno di due anni, con l’ingresso del Canada nel 1977, il G6 diventò G7. Nello stesso anno fu invitata a partecipare anche la Comunità Economica Europea (poi diventata Unione Europea).

L’Unione Sovietica venne invitata per la prima volta ai tavoli di discussione paralleli al Vertice G7 di Londra del 1991. Successivamente la nuova Federazione Russa venne gradualmente coinvolta nel processo G7 per arrivare alla prima partecipazione, al Vertice di Napoli del 1994, del Presidente russo Boris Yeltsin, che avrebbe dato avvio al cosiddetto formato G7+1.
Sarà a partire dal Vertice di Denver del 1997 che – su invito degli Stati Uniti e del Regno Unito – la Russia entrerà a pieno titolo nel G 8. Il primo Vertice sotto Presidenza russa si è tenuto nel luglio 2006 a San Pietroburgo.
 
L’evoluzione dei temi

Nel corso dei primi anni, i temi trattati dai Capi di Stato e di Governo durante i Vertici G7 erano prevalentemente di carattere economico-finanziario. Nel formato G7 continuano tuttora a riunirsi i Ministri dell’Economia e delle Finanze mantenendo una propria specifica competenza nelle loro materie rispetto al G8.
Successivamente, l’agenda dei temi in discussione è stata ampliata, dapprima tramite i gruppi di lavoro e gli incontri ministeriali, per comprendere nuovi temi quali salute ed energia nucleare.

Durante la Presidenza italiana del Vertice di Venezia, sono stati trattati a pieno titolo anche temi strettamente politici quali l’occupazione militare dell’Afghanistan e il terrorismo. Con l’ampliamento dei temi e dei livelli di collaborazione, anche le Dichiarazioni finali dei Capi di Stato e di Governo prodotte in occasione dei Vertici annuali sono diventate sempre più articolate e dettagliate. Le Dichiarazioni non hanno carattere vincolante, ma sono importanti perché i Capi di Stato e di Governo vi assumono impegni politici al più alto livello, indicando l’indirizzo che intendono seguire insieme su temi cruciali quali la finanza, lo sviluppo, l’ambiente o la sicurezza.

A partire dagli anni Novanta, la liberalizzazione dei mercati dei capitali, insieme all’ascesa delle economie emergenti e alla complessità delle nuove sfide globali, come la lotta alla povertà e le politiche di sviluppo, hanno spinto il G8 a promuovere il dialogo con i Paesi in Via di Sviluppo, in particolare con l’Africa.

A partire dal Vertice in Germania del 2007, è stato avviato un dialogo con le principali economie emergenti – Brasile, Cina, India, Messico e Sudafrica – denominato Processo di Dialogo di Heiligendamm (Heiligendamm Dialogue Process- HDP) su quattro temi: investimenti, energia, innovazione e sviluppo. Il Rapporto conclusivo del Processo di Dialogo sarà presentato al Vertice del 2009. L’Italia, in qualità di Presidente di turno sia del G8 che del processo di Heiligendamm, dovrà proporre il formato che i paesi G8 adotteranno per proseguire il dialogo con le economie emergenti.

La consapevolezza della dimensione globale dei cambiamenti climatici e dell’urgenza di agire, ha indotto il G8 a imprimere un forte impulso politico e a coinvolgere attivamente anche le economie emergenti. In questo senso nel 2007 è stato promosso, su iniziativa degli Stati Uniti, il Major Economies Forum (MEF), un dialogo rafforzato fra le maggiori economie mondiali al fine di facilitare il buon esito del negoziato ONU per il futuro accordo post 2012 sul clima. Al MEF partecipano 16 Paesi: i Paesi G8, le cinque grandi economie emergenti (Brasile, Cina, India, Messico, Sudafrica), più Australia, Corea del Sud e Indonesia.

Verso le nuove sfide della globalizzazione

Il bilancio del funzionamento del G8 dalla metà degli anni Settanta ad oggi ha dimostrato come il carattere informale dei suoi incontri abbia favorito un confronto aperto tra paesi che condividono democrazia e simili livelli di sviluppo.
L’emergere nel 2008 di una crisi globale del sistema finanziario ed economico rappresenta adesso una nuova grande sfida per il Gruppo degli Otto, chiamato a discutere sotto la Presidenza italiana di una nuova governance globale, basata anche su un nuovo dialogo più strutturato con le grandi economie emergenti.