La Fontana delle 99 Cannelle
Solo lievemente danneggiata dal terremoto del 6 aprile 2009, in un quartiere completamente distrutto dal sisma è la Fontana Rivera, o Fontana delle Novantanove Cannelle, uno dei monumenti più caratteristici e significativi della città che ospita il G8. Per la popolazione questo è il segno che L’Aquila non è stata battuta dalla forza della natura e che resta salda, "Immota manet", come recita il suo motto. Il Fondo Ambiente Italiano - Fai, ha lanciato una raccolta fondi nazionale per il restauro di uno dei simboli del capoluogo abruzzese.
La storia del monumento fonda le sue radici nella leggenda: ognuno dei novantanove castelli che parteciparono alla fondazione della città avrebbe condotto la propria acqua al luogo dove sorge il monumento, facendola divenire simbolo dello sforzo comune e del sodalizio per la nascita dell'Aquila.
Situata nella zona chiamata Rivera, ricca di polle d'acqua e non lontana dal corso del fiume Aterno, la fontana è stata costruita nel 1272, ad opera dell’architetto Tancredi da Pentina, che una leggenda popolare vorrebbe sepolto sotto la pietra ben visibile al centro della piazza.
Destinata sin dall'inizio a pubblico lavatoio, rimasto in esercizio fino ai primi decenni del '900, la fontana, oltre che dalle lavandaie aquilane, fu utilizzata anche dai Lanaioli, famosa corporazione medievale, che svolgeva attività di cardatura, tessitura e tintoria. Importanti interventi di ampliamento al monumento furono realizzati tra il 1582 ed il 1585 quando, secondo le ricostruzioni storiche, si sarebbero aggiunti circa sessanta mascheroni a quelli originari, per rafforzare la leggenda dei novantanove castelli. Nel 1994, un vasto restauro ha interessato la parte idraulica e artistico-architettonica della fontana, restituendo al monumento l'antico splendore.
Con una chiara forma trapezoidale, la fontana è cinta da un elegante muro, di data posteriore alla costruzione originaria, in pietra di marmo a scacchi bianchi e rosa, come quelli della facciata della Basilica di Santa Maria di Collemaggio. Al centro dell'opera un'aquila, lo stemma della città.
Delle novantanove cannelle, novantatre sono fisse nelle bocche dei mascheroni, tutti diversi l'uno dall'altro. Questi si alternano con le figure, formelle, nelle quali sono scolpiti rosoni circolari con motivi ornamentali dell'arte abruzzese.
Gli esperti, quasi concordemente, localizzano la sorgente principale nella zona sovrastante, vicino alla chiesa di Santa Chiara d'Aquila, dove nacque il primo insediamento alto medievale di “Acquili”, da cui L'Aquila prese il nome e da cui si sviluppò.

