Il Guerriero di Capestrano

Il Guerriero di Capestrano

Una statua di oltre due metri in costume militare veglia l’ingresso della Sala della Main Conference del Summit 2009. E’ il guerriero di Capestrano, opera in pietra calcarea del VI secolo a.C., considerata il nume tutelare dell’Abruzzo e per questo trasferita dal museo archeologico nazionale di Chieti alla Scuola della Guardia di Finanza di Coppito in occasione del Vertice G8 dell'Aquila.

La Sala della Main Conference, già palestra della Scuola della Guardia di Finanza, poi sede operativa della Protezione civile per l'emergenza del terremoto, si presenta oggi come uno spazio completamente rinnovato, moderno nella forma e nell’arredamento, organizzato in uno spazio circolare dominato dal colore bianco.

Nella settimana del Vertice, la Protezione Civile - che ne ha la responsabilità -  ha realizzato per il Guerriero di Capestrano uno speciale basamento antisismico, alto circa 20 cm, che ne garantisce la stabilità in caso di nuove scosse di terremoto. Il dispositivo antisimico è in acciaio ed è formato da due piastre sovrapposte, di cui la superiore può scorrere sull'inferiore.

Fra le sculture del VI e VII secolo A.C. ritrovate nelle necropoli, il Guerriero è sicuramente una di quelle che meglio si è conservata: anche a questo deve la sua fama.

Il guerriero di Capestrano è il più antico ritrovamento in Abruzzo e, dal 1943, anno della sua scoperta nella necropoli dell’antica città di Ofena, esercita un fascino particolare su archeologi, storici dell’arte e linguisti. Per molti aspetti, infatti, la statua è avvolta nel mistero: il volto coperto da una maschera, il cappello a tese tanto larghe da sembrare un sombrero, un'incisione epigrafica tuttora oscura.

Quello che sembra certo è che non si tratta di un guerriero qualunque, ma di un Capo, esponente dell'aristocrazia del suo tempo. Lo provano i segni del potere militare, di offesa e di difesa, con cui è raffigurato. E soprattutto lo provano i gioielli e gli ornamenti di cui è contornato. Curioso anche il “disco di corazza” che porta sul petto e sulla schiena, un ornamento simbolico più che un reale strumento di difesa: è infatti così piccolo da proteggere solo il cuore.

La statua, pur raffigurando un guerriero, non incute timore o terrore, ma sembra esprimere quella calma, forza e fierezza che sono forse i caratteri più distintivi dell'Abruzzo e dei suoi abitanti.